La verifica e la bonifica degli ordigni bellici inesplosi (UXO) in contesti post-bellici e aree urbane sono argomenti che dovrebbero essere all’ordine del giorno, vista la rilevanza assunta. Gli ordigni dei quali si discute sono ancora molto numerosi, stando alle stime, ed incombono sulla sicurezza delle popolazioni. Le aree colpite da conflitti armati, anche dopo la pacificazione rispetto al conflitto attivo, possono nascondere territori contaminati che, se non adeguatamente monitorati e ripuliti, rischiano di diventare luoghi di tragedie umane e di ostacolo per lo sviluppo urbano e socio-economico.

Le sfide connesse alla bonifica degli UXO sono molteplici e complesse: dalla necessità di tecnologie avanzate per la rilevazione, alla formazione del personale specializzato, fino alla sensibilizzazione delle comunità locali con inerenza ai rischi connessi. Vi si aggiungono le implicazioni economiche e ambientali della presenza di ordigni bellici inesplosi, e per farvi fronte sarebbe vitale un approccio integrato, a coinvolgimento d’istituzioni, organizzazioni non governative e società civile. Nel contesto descritto, ci apprestiamo ad addentrarci nella comprensione delle relative problematiche pratiche, e poi delle dimensioni etiche e sociali relativamente alla bonifica degli ambienti contaminati da UXO.
Contesto storico e attuale
La questione degli ordigni bellici inesplosi (UUXO – Unexploded Ordnance) è una problematica di lungo corso, radicata nella storia militare del secolo scorso e amplificata dai conflitti più recenti. Fondamentalmente, gli ordigni inesplosi sono il risultato di guerre che, nel corso dei decenni, hanno lasciato tantissimi esplosivi non detonati. Nelle due guerre mondiali, in particolare, si è dato luogo ad un massiccio ricorso a bombe e mine, con stime che parlano di milioni d’ordigni inesplosi rimasti in terreno europeo.
Nei decenni successivi, conflitti come la Guerra del Vietnam, i conflitti in Medio Oriente e le guerre nei Balcani hanno ulteriormente contribuito all’accumulo di UXO. Le operazioni militari moderne, contraddistinte da bombardamenti aerei e dall’uso di munizioni avanzate, hanno lasciato aree contaminate. Solo in Europa, si stima che circa 30 milioni degli ordigni inesplosi siano ancora presenti nel suolo, e periodicamente continuano a fare vittime.
Statistiche recenti affermano come, tra le regioni più colpite, vi siano i paesi dell’Europa centrale e orientale, ma anche aree del Medio Oriente e dell’Africa, aree queste ultime dove i nuovi conflitti armati aggravano la situazione. In Iraq, ad esempio, le mine e i residuati bellici sono una problema estremamente avvertita. I dati della Brazilian Council for Peace Estimates indicano che nel 2021, tra le sole mine antiuomo, vi siano oltre 100.000 ordigni ancora attivi.
La questione degli ordigni inesplosi incide sulla sicurezza pubblica quanto sullo sviluppo delle aree colpite, e la soluzione non può che risiedere in interventi efficaci di disinnesco e bonifica per ristabilire la normalità sociale ed economica.
Tipi di ordigni bellici inesplosi
Vediamo ora quali sono le principali tipologie di OBI tra bombe, mine, proiettili e altri ordigni.
1. Bombe. Sono ordigni aerei o da terra, e possono altresì variare da ordigni esplosivi di grande capacità, come le bombe aeree da aviazione, a dispositivi più piccoli come le granate. Le bombe di solito contengono esplosivi ad alto potenziale e possono esser dotate di meccanismi d’attivazione che non sono ancora stati attivati. Le dimensioni e le forme possono variare notevolmente, ma tutti presentano un rischio importante, se si pensa che possono esplodere anche molti anni, a conflitto terminato.

2. Mine. Le mine antiuomo e le mine anticarro sono i mezzi per attaccare veicoli o soldati. A seconda del tipo, possono essere attivate dalla pressione, dal movimento, oppure usufruendo di dispositivi a distanza. La loro presenza crea vaste aree non sicure e difficili da bonificare.
3. Proiettili. I proiettili inesplosi, compresi i colpi d’artiglieria e le granate, sono comunemente rinvenuti sui campi di battaglia. Spesso sono una testa esplosiva concepita per esplodere all’impatto, ma a volte rimangono inerti. La loro semplicità di progettazione nasconde un pericolo non sottovalutabile, in quanto possono attivarsi persino esercitandovi inconsapevolmente delle sollecitazioni minime.
4. Altri ordigni. Nella presente categoria si trovano dispositivi del tipo degli ordigni esplosivi improvvisati (IED) e ordigni a detonazione ritardata. Possono presentare un rischio maggiore, considerato che sono di frequente ingegnati per trappole e attacchi mirati.
Ogni tipo d’ordigno presenta rischi elevati, i quali sono concretizzabili in ferite gravi o addirittura letali, e poi danni materiali ed effetti psicologici duraturi sulla popolazione. La bonifica e la gestione degli OBI si può svolgere da organici con competenze specializzate, e con un impegno costante per conferire il più possibile sicurezza alle comunità colpite.
Metodologie di verifica e bonifica
La verifica e la bonifica di ordigni bellici inesplosi (OBI) sono allora, alla luce delle considerazioni riportate, un aspetto di spessore per la sicurezza in molte aree del mondo, specialmente quelle colpite da conflitti armati, tra le quali non manca all’appello neppure l’Europa, e il nostro Paese. Le metodologie adottate per la localizzazione e la rimozione degli ordigni derivano tanto dalle tecniche tradizionali che dalle tecnologie più avanzate.
Una delle prime fasi del processo di bonifica è l’ispezione visiva, per mezzo della quale gli operatori individuano segni evidenti di OBI, come crateri da esplosione o reliquati di guerra. Tuttavia, poiché gli OBI possono esser sepolti nel sottosuolo, questa metodica può non bastare.

Per una localizzazione più accurata, ecco le tecnologie di scansione come la georadar e la magnetometria. Il georadar (GPR) sfrutta onde elettromagnetiche per mappare strutture e oggetti sepolti, e rende un’immagine tridimensionale del sottosuolo. Nell’ultimo caso, abbiamo una tecnologia decisamente efficiente nel riconoscimento di forme non metalliche, come bombe aeree in plastica. D’altra parte, la magnetometria si basa sul rilevamento delle anomalie nel campo magnetico terrestre causate dalla presenza di metalli ferromagnetici. Messe insieme le informazioni ottenute da queste due tecniche, si procede con la realizzazione d’una mappa dettagliata delle potenziali posizioni degli ordigni.
Le analisi bio-chimiche
In aggiunta alle tecnologie presentate, sono utili le analisi biologiche e chimiche del terreno, a potenziale rivelazione della presenza di sostanze chimiche appartenenti a munizioni o ordigni esplosivi, con indizi utili sulle loro caratteristiche e la loro posizione. Le analisi fanno anche sì che le operazioni di bonifica non compromettano la salute ambientale o umana.
L’operato delle squadre operative
Al fine dell’accertamento che le operazioni di bonifica siano sicure ed efficaci, le squadre operative si attengono a Procedure Operative Standard (SOP) definite. Procedure poste a copertura di tutti gli aspetti della bonifica, dalla preparazione del sito alle tecniche di neutralizzazione degli ordigni, giungendo alla loro rimozione e smaltimento in conformità alle normative di sicurezza.
Le agenzie e le organizzazioni
Da ultimo, anche il ruolo delle agenzie governative e delle organizzazioni internazionali è di forte aiuto nel coordinamento degli sforzi di bonifica di grande portata. Organizzazioni come l’United Nations Mine Action Service (UNMAS) e l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) danno tutto il supporto logistico, finanziario e formativo, col risultato che le nazioni affette da OBI dispongano delle risorse e delle competenze necessarie ad andare incontro alla problematica con efficacia. È in definitiva grazie a queste metodologie e al lavoro congiunto delle diverse entità, che la bonifica degli ordigni bellici inesplosi assurge al ruolo di passo fondamentale verso la ricostruzione e la sicurezza delle comunità colpite.
Legislazione e normative
La gestione degli ordigni bellici inesplosi (UXO) è regolamentata da una serie di leggi e normative internazionali. Un’importante pietra miliare in questo campo è la Convenzione di Ottawa (1997), la quale vieta l’uso, la produzione, il deposito e il trasferimento delle mine antiuomo. Sebbene si concentri principalmente sulle mine, ha altresì un impatto indiretto sulla gestione degli ordigni inesplosi, dato che promuove la bonifica dei territori minati.
Altro strumento di portata rilevante è la Convenzione sulle armi convenzionali (CCW), a disciplina delle armi che riportino effetti indiscriminati, comprese le munizioni che possono rimanere attive dopo la fine dei conflitti. La CCW incoraggia gli Stati a sviluppare misure per far abbassare i rischi apportati dalla presenza d’ordigni esplosivi inesplosi.
A livello nazionale e locale, la legislazione varia sensibilmente. Molti paesi, in ottemperanza alle normative internazionali, hanno adottato leggi specifiche riguardanti la gestione e la bonifica degli UXO. Parliamo di leggi che stabiliscono responsabilità chiare per le autorità militari e civili, con la definizione di procedure per l’individuazione, la segnalazione e la rimozione degli ordigni inesplosi.
Oltretutto, c’è la preminente questione della formazione del personale e della sensibilizzazione delle comunità sulla pericolosità data dagli UXO. Le normative locali possono prevedere la creazione di zone di sicurezza attorno ai siti contaminati e la promozione di campagne informative rivolte alla prevenzione d’incidenti.
In conclusione, la legislazione internazionale e le normative nazionali s’integrano con lo scopo di far fronte alla problematica degli ordigni bellici inesplosi, e si mira a salvaguardare la vita umana e a ripristinare la sicurezza nelle aree colpite da conflitti.
Implicazioni sociali e ambientali
La presenza di ordigni inesplosi (UXO) e il loro impatto sulle comunità rappresentano una problematica complessa e multi sfaccettata, che non ha mancato di mostrare rilevanti implicazioni sociali e ambientali.

Implicazioni sociali
1. Sicurezza e paura. Per via dei dispositivi bellici rimasti inesplosi, la gente (specie in determinate aree) vive con la costante preoccupazione d’incidenti, con la venuta di disturbi psicologici come l’ansia e il PTSD. Lo stato di stress collettivo delineato può ridurre la coesione sociale e limitare la capacità delle comunità di riprendersi e prosperare.
2. Impatto sulla salute. L’esposizione a ordigni inesplosi può causare ferite gravi o mortali, soprattutto tra i bambini, i più inconsapevoli del pericolo. A ciò si aggiunge l’evenienza che le esplosioni non solo feriscano fisicamente, ma che possano avere conseguenze sanitarie a lungo termine per le persone che vivono nelle vicinanze, come stress cronico e problemi sanitari derivanti dall’esposizione a sostanze tossiche nei materiali degli ordigni.
3. Accesso ai territori. La presenza degli ordigni inesplosi è di forte limitazione dell’accesso a terre agricole, risorse idriche e spazi pubblici. L’impatto economico prospettato è assolutamente negativo, per il quale le comunità locali faticheranno nel ricostruire e sviluppare i propri mezzi di sussistenza.
Implicazioni ambientali
1. Bonifiche e materiali pericolosi. Le operazioni di bonifica necessarie alla rimozione degli ordigni inesplosi possono comportare l’uso di macchinari pesanti e l’intervento chimico, con tanto di conseguenze nefaste per l’ambiente. L’uso di sostanze chimiche nella bonifica può inquinare il suolo e le acque sotterranee. Da valutare come i metodi di detonazione controllata possono generare polveri tossiche e risucchiare la fauna locale.
2. Degrado ambientale. Gli ordigni inesplosi sono possibili portatori di materiali pericolosi, come metalli pesanti o esplosivi, propensi a degradare gli ecosistemi circostanti con il tempo. L’inquinamento derivante dalla decomposizione di questi materiali ha un impatto diretto sulla flora e la fauna, con potenziali effetti anche sulla biodiversità.
Iniziative di sensibilizzazione es educazione pubblica
1. Campagne di sensibilizzazione. Le iniziative di sensibilizzazione dovrebbero essere portate avanti con perseveranza, tanto più nei luoghi più afflitti dalla suddetta piaga. Si può puntare, per le campagne, su strategie di comunicazione visiva, workshop ed eventi nella comunità, al fine d’educare le persone sui rischi e su come comportarsi in caso ci si imbatta negli UXO.
2. Programmi educativi. Le scuole e le organizzazioni locali possono implementare programmi educativi che insegnano ai bambini e agli adulti i segni di pericolo associati agli ordigni inesplosi e le azioni appropriate da intraprendere. La previsione di questi temi nelle scuole scolastici può aiutare a costruire una cultura della sicurezza.
3. Collaborazione con Organizzazioni Non Governative (ONG). La collaborazione tra governi e ONG può amplificare gli sforzi di sensibilizzazione. Iniziative come corsi di formazione per i volontari e attività informative per le comunità possono rivitalizzare l’attenzione sulla questione.
Solo unendo le forze è possibile garantire la sicurezza e il benessere delle popolazioni che vivono nelle vicinanze di aree contaminate. Ma si tenga presente che non stiamo discutendo di realtà distanti dalla nostra, siccome anche in Italia vengono rinvenuti periodicamente degli ordigni, e sono avvenuti incidenti che dovrebbero sempre essere scongiurati. Per farlo, si possono contattare organizzazioni apposite che si occupano della ricerca, disinnesco e rimozione degli ordigni inesplosi. Tra queste, un’organizzazione molto efficiente è quella messa in campo da BSG SRLS, la quale mette a disposizione tra i migliori professionisti e le migliori tecniche e tecnologie.




